Perché le automazioni di uscita di casa scattano in ritardo

Quasi tutti i trigger di uscita si basano su dove ti trovi. Per questo scattano sempre dopo che hai deciso di uscire, quando ormai è tardi.

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Una lampada rimane accesa in una casa vuota, con la porta chiusa e la luce blu della sera alla finestra.
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Le automazioni di uscita di casa scattano in ritardo perché si basano quasi tutte sulla posizione del telefono, che viene campionata a intervalli su un raggio di almeno un centinaio di metri. Quando il sistema capisce che sei uscito, sei già per strada.

Perché le automazioni di uscita di casa scattano in ritardo

Nessuno dei trigger più diffusi si accorge che stai per uscire. Registrano tutti qualcosa che succede dopo: il geofencing quando il telefono supera un confine, il sensore di porta quando la porta si apre, la serratura smart quando chiudi a chiave, il sensore di presenza quando nella stanza non c’è più nessuno.

Per spegnere le luci questo ritardo non è un problema. Per un promemoria invece è sempre troppo tardi, così come per una routine che deve avere effetto mentre sei ancora dentro casa.

Come funziona il geofencing e perché ha una latenza

Il geofencing definisce un’area intorno a casa e fa scattare un’azione quando il telefono entra o esce da quell’area.

Il ritardo nasce da due vincoli. Il sistema operativo non interroga la posizione in continuo, perché la batteria non reggerebbe: campiona a intervalli e valuta il confine solo quando ha un dato nuovo. Le piattaforme poi non permettono di disegnare un’area grande quanto un appartamento, perché sotto una certa dimensione l’errore di posizione produrrebbe attivazioni e disattivazioni continue.

Un confine così largo, controllato solo ogni tanto, è la combinazione peggiore per l’uscita di casa. Fra il momento in cui prendi le chiavi e quello in cui il telefono attraversa un cerchio di cento metri passano proprio i minuti in cui un promemoria ti sarebbe servito.

Mappa in scala: un geofence di cento metri di raggio circonda una casa larga dieci metri e il percorso di uscita attraversa il confine nel quartiere.
Il cerchio più piccolo che puoi disegnare è già più grande della tua casa.

Quanto ritardo ha davvero un’automazione di uscita

Le stime pubbliche cambiano parecchio da un prodotto all’altro, quindi conviene guardarle una per una.

Meccanismo Ritardo indicato dalle fonti Identifica chi esce
Geofencing GPS, in generale fra circa 30 secondi e 6 minuti, con accuratezza fra 5 e 50 metri solo per telefono
Promemoria di posizione su iOS da 2 a 6 minuti, raggio minimo fra 100 e 150 metri solo per telefono
Alert di separazione di un tracker oltre 10 minuti fuori da un raggio di circa 100 metri no
Sensore di porta istantaneo ma sull’evento sbagliato no
Sensore di presenza mmWave da 1 a 3 secondi, sulla presenza in una zona no
Trigger a gesto (Dory) millisecondi dal gesto all’effetto sì

Le prime cinque righe vengono da sintesi pubbliche di settore e dalla documentazione dei produttori. Sono ordini di grandezza, perché la latenza reale dipende dal sistema operativo, dal risparmio energetico, dal segnale e dalla forma dell’edificio.

L’ultima riga è Dory, il nostro svuotatasche smart. Non deve stimare dove ti trovi, quindi non ha niente da aspettare: registra il gesto nell’istante in cui prendi le chiavi.

Perché il rilevamento di presenza non sa chi sta uscendo

I sensori di presenza sanno se in una stanza c’è qualcuno, ma non sanno chi è e tanto meno cosa sta per fare.

Un sensore mmWave all’ingresso rileva una persona, ferma o in movimento, in un paio di secondi. In un ingresso stretto però scatta anche quando qualcuno lo attraversa per andare in un’altra stanza, esattamente come per chi sta uscendo.

Gli assistenti vocali hanno lo stesso limite in un’altra forma. Le routine di Google Home che scattano quando la casa resta vuota, per esempio, aspettano che tutti i telefoni della famiglia siano usciti dall’area di casa. In una casa di tre persone l’uscita di una sola non le fa partire. Le automazioni che partono quando esce una singola persona invece si basano comunque sulla posizione del suo telefono, quindi arrivano con lo stesso ritardo del geofencing.

Le telecamere con riconoscimento del volto sanno chi c’è, a patto di avere un obiettivo puntato sulla porta di casa tutto il giorno. È un compromesso che molte famiglie preferiscono non fare. Dory ci arriva senza telecamera, perché riconosce chi esce dalle sue chiavi.

Perché il sensore di porta e la serratura smart arrivano comunque tardi

Il sensore di porta è istantaneo, ma scatta sull’evento sbagliato. Quando la porta si apre hai deciso di uscire già da dieci o venti secondi e hai le mani occupate.

Per spegnere le luci quei secondi non contano. Per ricordarti che il pranzo è rimasto in frigo invece contano eccome: con la porta ancora chiusa torni in cucina senza pensarci, sul pianerottolo devi deciderlo.

Le serrature smart hanno lo stesso problema, spostato ancora più in là: registrano il momento in cui chiudi a chiave, cioè quando sei già fuori. Sono ottime per gestire gli accessi, molto meno per ricordarti qualcosa.

Cosa cambia se il trigger è un gesto invece che una posizione

Un trigger legato a un gesto elimina la latenza e aggiunge l’identità, perché non deve stimare niente.

Una posizione va misurata e ogni misura porta con sé un errore e un intervallo di attesa. Un gesto invece o c’è stato o non c’è stato, senza confini da superare né raggi da disegnare. Per questo fra il gesto e l’effetto passano millisecondi invece di minuti.

Il gesto di prendere le chiavi ha poi tre vantaggi che nessun trigger di posizione può avere. Succede quando sei ancora dentro casa, appartiene a una sola persona e fa già parte della tua routine, quindi non devi ricordarti di premere niente. È proprio quello che manca ai pulsanti smart.

È così che funziona Dory, lo svuotatasche smart che riconosce quando prendi le chiavi e di chi sono. Da quel gesto fa partire la tua routine su Alexa, Google Home, Apple Casa o Home Assistant, mentre sei ancora in casa. Se vuoi confrontarlo con le altre soluzioni trovi tutto in trigger fisici per la smart home. Per capire come si collega alla tua casa c’è cos’è Matter.

Domande frequenti

Le sintesi pubbliche indicano una latenza tipica fra circa mezzo minuto e sei minuti, con un’accuratezza di posizione fra 5 e 50 metri. Il valore reale dipende dal sistema operativo, dalle impostazioni di batteria e dalla geometria dell’edificio.

Solo fino a un certo punto. Le piattaforme impongono un raggio minimo nell’ordine del centinaio di metri. Sotto quella soglia l’errore di posizione produrrebbe attivazioni e disattivazioni continue.

È più preciso ma arriva comunque tardi, perché scatta quando la porta si apre e tu hai già deciso di uscire. Per spegnere le luci va bene. Per ricordarti qualcosa serve un trigger che arrivi prima, come il gesto di prendere le chiavi.

Serve un dispositivo che si accorga del gesto. Lo svuotatasche smart Dory riconosce quando prendi le chiavi e chi le sta prendendo, poi avvia la routine che hai scelto su Alexa, Google Home, Apple Casa o Home Assistant. Tutto succede prima che tu apra la porta.

Dipende dal dispositivo. Quello che conta è se espone un evento verso la piattaforma tramite uno standard aperto. Lo svuotatasche smart Dory è compatibile con Matter, Alexa, Google Home, Apple Casa e Home Assistant.